Del perché Luciana Littizzetto è più dannosa di Emilio Fede per la crescita culturale, politica e spirituale degli italiani

Luciana Littizzetto in uno dei suoi monologhi televisivi

Luciana Littizzetto in uno dei suoi monologhi televisivi

Che il salotto televisivo di Fabio Fazio sia diventato un punto di riferimento culturale per tutto un mondo che si riconosce nell’attuale centro-sinistra (senza per forza essere radical-chic, il che tuttavia aiuta) ormai è risaputo. L’estrema debolezza con cui il conduttore-demiurgo gestisce le tematiche affrontate – che spesso meriterebbero ben altro approfondimento ed invece restano tristemente in superficie – anche. Di Fazio è stato detto tutto: buonista, timoroso di ogni conflitto, attento a non inimicarsi l’interlocutore anche a costo di farsi mettere i piedi in testa (esemplare l’intervista a Renato Brunetta di qualche settimana fa, quella della querelle sui compensi del Nostro, in cui Brunetta ha di fatto imposto la scaletta dei temi da toccare). Chi scrive ha sempre avuto l’impressione di un programma non all’altezza dei suoi contenuti, dei suoi ospiti (perché portare in tv gente come Gore Vidal, Mario Monicelli, don Andrea Gallo, Dario Fo, Enzo Biagi, Corrado Guzzanti, Marco Paolini o Sandro Luporini è senz’altro un merito, a patto poi di fargli domande, che sarebbe il requisito base di ogni giornalista). Ma del resto Fazio un giornalista non è; è un anchorman che nasce imitatore, diventa conduttore di successo (il suo Quelli che il calcio era un gioiello, anche per la sapienza con cui lui gestiva i contenuti) e a un certo punto della carriera sacrifica ogni altra avventura televisiva per diventare sacerdote di quel rituale che è Che tempo che fa.

Intendiamoci, non è una colpa scegliere il buffetto amichevole invece del cazzotto. È una linea editoriale, che il pubblico sceglie se sposare o meno. Quello che però è forse il difetto più grande di Fazio sta nella sua capacità di “normalizzare”, rendendoli innocui, anche i suoi co-autori, e in generale tutti quelli che collaborano al suo programma. Anche e soprattutto coloro che prima di entrare in quella cattedrale laica avevano unghie ben più affilate. È successo con Roberto Saviano, con Paolo Rossi, con Michele Serra, con Antonio Albanese, con Massimo Gramellini, tutta gente di indubbio spessore. Non è successo – caso unico – con Maurizio Milani, genio assoluto ma impossibile da contenere e che da diverse stagioni, guarda un po’, non fa più parte del cast. Succede invece con Luciana Littizzetto, che di tutti questi è sicuramente quella meno talentuosa, ma che per il perverso gioco delle parti che mette in scena con Fazio ogni domenica sera da ormai quasi un decennio appare la più “cattiva”.

Facciamo un passo indietro: la Littizzetto esplode negli anni Novanta. Avanzi, Su la Testa, il primo Zelig, Ciro il figlio di Target, Mai dire Gol, tutti programmi in cui mette in evidenza il suo stile (innocuamente parolacciaro) e le sue tematiche (prima di tutto il sesso, e in generale la dialettica uomini-donne), in quella che con qualche forzatura potremmo definire satira di costume. Nel passaggio graduale a complice di Fazio nella gamma dei suoi argomenti si è aggiunta, com’è d’uopo data la cornice impegnata, la politica. Non satira, che fa nomi e cognomi come insegna Daniele Luttazzi (non a caso uno mai capitato in quel salotto), ma sfottò, apparentemente eversivo ma in realtà bonario e assolutorio. Nei monologhi della Littizzetto, di cui non interessa in questa sede lo stile (la comicità del resto è la cosa più soggettiva che esista) bensì i contenuti, si oscilla continuamente da uno sparare indiscriminato contro tutto e tutti all’insegna della più epidermica antipolitica, fino allo sfottò verso personaggi più definiti che però si accanisce sui vizietti, i difetti fisici, le idiosincrasie, le gaffe più o meno involontarie, quasi mai sulle vere colpe politiche, che sono poi le cose che rendono degni di essere satireggiati.

Sono i due tratti distintivi dei monologhi di Luciana Littizzetto: demagogia e superficialità. Demagogia perché insultare il politico di turno che ha preso la mazzetta, magari condendo il tutto con un vaffa innocuo, oggi come oggi è il modo più semplice per prendere un applauso manco si fosse la nuova Rosa Luxemburg (pazienza che la satira dovrebbe partire da qui per andare ad un livello di analisi successivo); superficialità perché gli argomenti, anche i più controversi, non sono mai approfonditi, ma sempre sorvolati, toccati fugacemente e poi risolti con una chiusura banale e buonista che va benissimo per un pubblico che non vuole essere messo in crisi nelle proprie piccole certezze. Il presidente Barilla dichiara che non inserirà gay nei suoi spot? Quale occasione migliore per un pistolotto in nome dell’amore universale, che fa tanto figo (il messaggio è: il cattivone è lui che ha detto quelle cose, voi che mi applaudite siete i buoni). E comunque il tema successivo è sempre l’ultimo ritrovato giapponese per migliorare l’erezione maschile, non sia mai che si perda di vista il vero tema sociale di questi nostri tempi.

In tutto ciò il teatrino messo in piedi con Fazio, che come un consumato attore simula imbarazzo e reazioni stizzite ad ogni “culo” “cazzo” e simili innocue amenità che escono dalla bocca della Littizzetto come se la Nostra stesse invitando gli spettatori a stupri di gruppo, contribuisce a far sembrare incendiario un siparietto da pompieri e a far passare la comica per quella che fa tremare i palazzi del potere. Potere che invece non ha nessun fastidio a vedere la Littizzetto in onda, ne è prova la bonarietà con cui il cardinale Ruini all’epoca accolse il nomignolo “eminence”; sono passati quasi dieci anni, e in questi dieci anni mai la Littizzetto ha provato a cambiare il suo stile, il suo linguaggio, le sue tematiche, come quei cantanti che hanno vissuto solo un’estate di successo negli anni Sessanta e che da allora cantano a disco rotto quelle canzoni, il più delle volte ospitati da Carlo Conti.

Fin qui, potrebbe trattarsi del semplice caso di artista sopravvalutata come ce ne sono tanti, ma il problema è più profondo. Il problema sta in un pubblico che, in perfetta buona fede e animato dalle intenzioni migliori (e la maggior parte degli elettori di centro-sinistra sono uomini e donne di ottime intenzioni), considera le riflessioni, i ragionamenti e le conclusioni della banda di Fazio un faro, le più alte espressioni di pensiero oggi rintracciabili in tv, da fare proprie e citare in pubblico. Non è affatto difficile sparare su gente come Emilio Fede o Bruno Vespa o Alessandro Sallusti, è fin troppo chiaro che si tratta di professionisti che si fanno dettare la linea da un padrone e che fino alla morte difenderanno l’indifendibile in nome di quella linea. Il problema sopravviene quando a queste figure se ne oppongono altre che magari hanno la stessa debolezza di pensiero, seppur in buona fede, ma che a differenza dai primi stanno dalla parte che noi riconosciamo come “quella giusta” (e tanto nessuno ci insinuerà mai il dubbio che le nostre convinzioni siano da mettere in costante discussione, di Giorgio Gaber ce n’è stato uno). Ha iniziato Veltroni con lo sdoganare Jovanotti (quello di Gimme five all right, per i meno attenti) in versione filosofo, adottando nel 2008 quel Mi fido di te come slogan della sua campagna elettorale (poi uno si domanda i perché di una sconfitta). Con il tempo poi la sinistra ha adottato Alessandro Baricco, per ultimo persino Giorgio Gori, tutti esempi di pensiero debole che passano per enormi intellettuali. E occhio che sta per salire sulla barca persino Flavio Briatore. Hanno fatto addirittura un estremo tentativo con Adriano Celentano, che paradossalmente nella sua elementarità di pensiero finisce per essere il meno allineato in questa compagnia.

Insomma, mai come oggi essere di sinistra è difficile, perché mai come oggi la sinistra è circondata di cattivi maestri. E per la crescita di un paese che deve uscire da una crisi non solo economica ma anche culturale, ad essere veramente dannosi non sono i fantocci di regime che si riconoscono immediatamente, ma coloro che, dietro una maschera pulita e una posizione perbene nascondono la stessa banalità di pensiero, e che convincono il pubblico che per padroneggiare la complessità del reale basti un cd di Jovanotti (per quanto La mia moto fosse un album con i suoi momenti…)

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121 risposte a Del perché Luciana Littizzetto è più dannosa di Emilio Fede per la crescita culturale, politica e spirituale degli italiani

  1. Ottimo articolo, mi convince. Come elettore di sinistra posso dire, per consolarci, che qualunque cosa si possa dire in “qualunque trasmissione” l’indomani, al massimo dopo colazione, ci siamo dimenticati.

    • Lorenzosilvan@emai ha detto:

      Parla per te che sei elettore di sinistra.

      • Marco ha detto:

        Arsenico ha perfettamente ragione: persino (alcune) denunce di Report il giorno dopo non hanno nessun riscontro e vanno a finire nel dimenticatoio indifferentemente dei cittadini di destra o di sinistra.

  2. carlo ha detto:

    e da anni che non guardo Fazio, leccaculo del regime PD-L

    • moreno ha detto:

      nello squallore della Rai il programma di Fazio rappresenta una rara opportunità di ascoltare personaggi di rilievo. Il programma non è un talk show con risse annesse .. fazio non è un giornalista ma un conduttore. (non a caso duramente osteggiato dalle destre..). e’ un programma popolare e non un approfondimento culturale e la Litizzetto non è Rosa Luxemburg e non deve dare la linea a nessuno. Per Fazio basta e avanza averci fatto sorridere con Antonio Albanese.. concordo sul fatto che non sia stato invitato lo “scomodo” ed efficace daniele Luttazzi. Per quanto riguarda il “pensiero debole” di Jovanotti beh lui ha saputo comunicare come pochi a milioni di giovani.. Non siamo più nel 1977 ed i giovani non seguono molto la rai che è ormai indirizzata da tempo verso un pubblico di pensionati… Comunque se uno preferisce vespa.. si accomodi.. è meno pericoloso.. infatti non lo guarda piu nessuno..Sono comunque opinioni. W il libero dibattito ed il confronto..

      • sam ha detto:

        Assolutamente d’accordo con moreno. In fin dei conti Fazio non vuole essere sovversivo, non vuole approfondire. Abbiamo già troppi programmi in cui si approfondiscono svariati dibattiti, con relativi litigi e voci grosse: nel putiferio dei talk show, Fazio si pone come obiettivo di risaltare grazie alla sua garbatezza, che ormai è qualità di pochi.

      • Maya Amstaff ha detto:

        in sostanza Fazio non è nulla, non fa nulla e non dice nulla. Però prende tanti bei soldoni.

      • BRUNA ha detto:

        Condivido queste considerazioni, anche se da tempo Luciana Litizzetto mi ha un po’ stancato

      • BRUNA ha detto:

        Condivido le considerazioni di Moreno; il mio comento è stato erroneamente inserito nel post successivo

      • Giovanni ha detto:

        … duramente osteggiato dalle destre… davvero!? proprio non me n’ero accorto…

    • Mattia ha detto:

      Scrivere PD-L svilisce la tua “critica”. Se vuoi esprimere un concetto potresti provare a farlo con parole e pensieri tuoi e non sotto dettatura. Hai perso un’occasione.

  3. Roberto ha detto:

    davvero bravo, gran bell’articolo

  4. publio ha detto:

    un articolo davvero ben fatto: giusto, necessario, mai autocompiaciuto, mai grautito, e che centra il punto. Bravo.

    Publio

  5. Ahmarella ha detto:

    Chapeau.

  6. Buongiorno! Il fatto è che i programmi come Fazio hanno come scopo quello di santificare l’ospite. Lo stesso vale per Letterman e i ‘late show’ della tv americana. Il fatto che veda tanti like a questo post è un esempio di quanto sia superficiale il dibattito sulla tv. Si prende un programma e lo si considera il simbolo di qualcosa. Per quanto buonista e filo-establishment quello di Fazio è un bel programma. Poi, la società è più complessa di ‘Che tempo che fa’ e questo post lo dimostra.

    • Sofia Astori ha detto:

      Francescooo, ci sei cascato anche tu! 🙂
      Il programma non va bene perché il conduttore (e la Littizzetto) mentono e omettono…a favore di una parte politica. Chiaro, adesso?
      E, per lo stesso motivo, con Berlusconi si deve andare cauti…questo governo non s’ha da far cadere…con questa politica di austerità che sta distruggendo l’economia italiana, chi lo voterebbe più?

  7. federicostella87 ha detto:

    Contesto l’assunto di fondo: che Fabio Fazio sia un punto di riferimento culturale per tutto un mondo che si riconosce nell’attuale centro-sinistra. Può anche darsi che lo sia diventato nei fatti, ho i miei dubbi che lo sia nelle intenzioni degli autori. Il che smonta alla base tutta la ciancia sui “fantocci di regime”, che in verità sono manifestamente e onestamente uomini e donne di spettacolo, la cui preoccupazione è quella di divertire, non di sovvertire il sistema. Se poi, divertendo si riescono anche a dire delle cose ben venga. Ma criticare il format per la sua presunta “socialdemocraticità” mi sembra una stronzata monumentale. Per il semplice fatto che non ha alcuna pretesa di fare informazione (figurarsi se ce l’ha la Littizzetto) o, peggio, di fare politica. Si tratta di banale spettacolo con pretese normative pari a quelle di un aperitivo tra amici: praticamente nulle. Il che, però, furbamente, lo mette in condizione, ed è un merito, di diffondere anche cultura, in mezzo alle puttanate, all’ennesima comparsata di Claudio Baglioni, e ai rutti della Littizzetto.
    Ma non “deve” farlo. “Può” farlo. E se lo fa è un merito, se non lo fa è niente.
    Diversamente, ad esempio, del tg1 di Minzolini, del tg4 di Emilio Fede o di Porta a Porta che “pretendono” di fare informazione, ma in realtà fanno propaganda.

    • Bruno Demarin ha detto:

      Questa di Federicostella87 è la risposta giusta. Il programma va visto per quello che è, non come “un punto di riferimento del centro-sinistra” che è una cosa veramente inesistente. Fazio ha quel carattere che somiglia al mio, tende a smussare gli angoli, ma il coraggio lo manifesta portando in un’orario cruciale per l’audience gente come Mario Rigoni Stern o spettacolarizzando il messaggio coraggioso di Roberto Saviano o inventando una rubrica con Gramellini che fino a quel momento era, televisivamente parlando, uno sconosciuto. Chiedetevi se c’è qualcun altro che fa questo in TV. La trasmissione è così e basta. Chi vuole farla diventare un punto di riferimento manca della facoltà critica necessaria a distinguere un tipo di trasmissione dall’altro.

    • lauraetlory ha detto:

      Grazie di averlo detto, Federicostella87. 🙂

      • federicostella87 ha detto:

        È sempre bello quando un messaggio in una bottiglia viene recepito e apprezzato da qualcuno dall’altra parte dell’oceano.
        Se ti va (mi faccio un po’ di pubblicità) ti invito a continuare il dialogo con me sul mio blog http://dellaparresia.wordpress.com
        Nel caso gradissi ciò che scrivo ti invito a mettere un “mi piace” di apprezzamento. Così, giusto per ricordarmi che le bottiglie, mentre vagano per gli oceani, ogni tanto raggiungono qualcuno..
        Grazie!!
        Un saluto!

    • mary ha detto:

      grazie FEDERICOSTELLA87! Concordo pienamente. Si accendono sempre contestazioni gratuite e di parvenza edotta su tutto…così, tanto per rompere un pò! Io guardo il programma e rido o sbuffo, dipende, ma non immagino perverse manovre nascoste….

    • Dario ha detto:

      La cultura tra un rutto e una puttanata?! guarda, avevo un’altra idea di cultura, e soprattutto penso che il contesto di qualsiasi messaggio ne modifichi il senso profondo.. Il problema è proprio che la gente pensa che la cultura sia quella di Che tempo che fa.. Siamo alla frutta!

      • federicostella87 ha detto:

        Anche quella di Mario Monicelli e di Totò è cultura, nascosta tra una supercazzola, una battuta e uno scherzo del Marchese del Grillo. La cultura non è solo grigia e polverosa, può essere anche piacevole. Così anche le cose divertenti possono nascondere al loro interno un fondo di verità.
        Per continuare il dialogo con me ti invito sul mio blog http://dellaparresia.wordpress.com.
        Ciao e grazie!!

  8. Andrea ha detto:

    Ma la comicità, in larga parte, E’ demagogica e superficiale. E’ mica un trattato di filosofia! Spesso il meccanismo comico scatta proprio così: il comico sta accanto al suo pubblico e dice quello che anche lui pensa o ha pensato. La tecnologia è nemica perchè incomprensibile, il potere è nemico perchè non segue quel “senso comune” di cui il comico si fa portatore per smontarlo, ecc ecc.
    Dici che se la prende con bersagli facili: certo, se la prende con gente che il pubblico conosce e di cui pensa esattamente le stesse cose che lei dice. Non credo che la Litizzetto non sia talentuosa, ha sempre avuto una capacità genuina di far ridere, secondo me, anche se i siparietti con Fazio alla lunga hanno stancato e la coprolalia non si può più sentire.
    Il paragone con Fede non regge: Fede è un giornalista e in teoria dovrebbe informare le persone sui fatti, quindi fa danni quando racconta solo quello che il suo Capo vuole che lui dica. La Litizzetto è una comica, il suo mestiere è fare esattamente quello che fa: Grillo quando faceva ancora ridere usava gli stessi meccanismi. C’è comicità migliore? Purtroppo in tv mica tanto, prova a farti un giro su Colorado qualche volta: a confronto la Litizzetto è Groucho Marx. Per strada magari sì, e sarebbe bello venisse fuori, così avremmo un’alternativa.
    Attendo speranzoso un’indicazione sui buoni maestri che dovremmo seguire.

  9. vertovdziga ha detto:

    Intanto grazie a tutti per i contributi, rispondo in maniera un po’ disorganica (altrimenti mi salta fuori un altro post più lungo dell’originale).

    A mio parere la satira non deve essere dalla parte del pubblico. Può “partire” dalla parte del pubblico per il fatto di contrapporsi al potere costituito, ma da lì, se fatta bene, deve raggiungere un livello di approfondimento ulteriore, anche a costo di mettere in dubbio o in crisi la certezze del pubblico. In questo risiede anche il suo grande valore sociale. Se è solo una valvola di sfogo dei malesseri della popolazione, è un’altra cosa, legittima, anche utile per certi versi, ma non è satira. Daniele Luttazzi diceva sempre: “il comico satirico non è migliore dei suoi bersagli”. Se invece il sottotesto che passa da un pezzo comico è “voi siete i cattivi, noi i buoni” il popolo si sente in diritto di chiamarsi fuori dal gioco, coccolato dal capocomico.
    Non credo sia un caso che oggi un discorso del genere per altri versi lo faccia un ex comico satirico che questi meccanismi li conosce bene, cioè ovviamente Grillo, ai suoi sostenitori: “loro sono i cattivi (la casta, gli zombi, i morti, quello che volete), noi siamo i buoni”. Una semplificazione, ma che senz’altro fa presa.

    Ovvio che il paragone con i vari Fede, Belpietro e compagnia cantante era una provocazione, ho alle spalle abbastanza esami di giornalismo per scandalizzarmi ancora nel vedere la tv pubblica invasa da personaggi del genere, ma il senso del mio intervento era: non basta essere anti-Berlusconiani per essere dalla parte del giusto. Perchè chiunque vada in tv oggi è responsabile dei messaggi che lancia, e delle loro implicazioni più o meno involontarie.

    Non ho indicazioni sui “buoni maestri” (o meglio, li avrei, ma credo che ognuno possa serenamente individuarsi i suoi), faccio solo notare – visto che non c’è più, e ce ne sarebbe un bisogno immenso – l’importanza della riflessione artistica di una figura come Giorgio Gaber, il quale spesso minava le certezze dei suoi spettatori, fino al punto di metterne in crisi l’identità socio-politica (ascoltate pezzi come “Quando è moda è moda” o “Io se fossi Dio” e capirete cosa intendo). Il motivo è chiaro: il modo più importante per parlare alle coscienze della gente è quello di insinuarvi il germe del dubbio. Perchè ogni certezza, se non è continuamente rimessa in discussione, alla lunga diventa pericolosa.

    • mauri ha detto:

      l’articolo è intéressante come è interessante il motivo per cui è stato scritto, ma se si vuole insinuare il germe del dubbio, troverei più giusto quando si accenna a degli esempi negativi, citare individui con pensieri e appartenenze a forze politiche non solo di destra.
      Mi riferisco al capoverso “Non è affatto difficile sparare su gente come Emilio Fede o Bruno Vespa o Alessandro Sallusti, è fin troppo chiaro che si tratta di professionisti che si fanno dettare la linea da un padrone e che fino alla morte difenderanno l’indifendibile in nome di quella linea”.
      grazie per la riflessione

    • Davide ha detto:

      – Daniele Luttazzi diceva sempre: “il comico satirico non è migliore dei suoi bersagli”.
      Era un’idea sua o stava citando Carlin?

  10. emanuela ha detto:

    Magnifico!!!

  11. elenaromanello ha detto:

    Personalmente non mi spiace la Littizzetto quando parla di sociale e politica, ma quando inizia a parlare di cacca manco avesse otto anni o a sbavare dietro ad attori e calciatori manca ne avesse 15 la trovo un po’ penosa… Anche perché certi argomenti appunto non sono divertenti in bocca ad una persona di quasi cinquant’anni, ed è inutile fare tanti bei discorsi contro la violenza sulle donne se poi porti avanti il modello di una stupida che stravede per gli uomini.

  12. Rosa Maria Peternelli ha detto:

    Mi è piaciuto l’articolo e pure la risposta. Trovo anch’io molto debole di personalità il Fazio. tanto che l’ultima volta, quasi non riusciva a fare le domande e c’erano tempi vuoti…Il tutto non è proprio da buttare, a me piacciono certi personaggi che intervengono ed eviterei in un tipo di trasmissione cosi di invitare ospiti politici, ne abbiamo già abbastanza,troppi programmi per loro in tutta la giornata. Avere invece informazione culturale varia, artisti e scienziati e persone che in qualche modo hanno dato qualche impulso alla società, lo trovo più equo e interessante.Quando ci sono queste serate per me le preferisco, altrimenti giro il canale. Rosa Maria.

  13. giorgio canali ha detto:

    “””Il problema sta in un pubblico che, in perfetta buona fede e animato dalle intenzioni migliori (e la maggior parte degli elettori di centro-sinistra sono uomini e donne di ottime intenzioni), considera le riflessioni, i ragionamenti e le conclusioni della banda di Fazio un faro, le più alte espressioni di pensiero oggi rintracciabili in tv, da fare proprie e citare in pubblico.”””

    Trovo ben esposto il concetto, anche se assai autoreferenziale, ma daltronde trattandosi di una critica e non di un elogio è comprensibile. Fra le tante cose che non mi trovano daccordo è quanto si afferma nella frase qui sopra fra virgolette, trattandosi di convinzione dell’estensore l’articolo, che coloro che guardano, siano certamente brave persone, ma che non abbiano la capacità di discernere, fra un buon programma o uno cattivo, oppure fra alcune cose che potrebbero non andare (opinioni) e altre accettabili. Esiste un problema nella televisione e nella “cultura” italiana, dove qualsiasi cosa che oltrepassi il minimo, sia da abbattere per paura di far fare brutta figura agli altri e la dimostrazione è che ogni qualvolta la destra ha tentato di fare un programma da cotrapporre a quelli cosiddetti di sinistra (opinioni) ha fallito miseramente; a loro farsi domande e darsi risposte sul perchè. Si dice che Fazio non abbia coraggio, che non affondi la lama, ma perchè è così disdicevole cercare di parlare con calma delle cose senza mandarsi aff….o dopo due secondi ? Ripeto ci ha provato qualcun’altro a fare altrettanto, ma il pubblico lo ha immediatamente cassato, non la televisione. La Littizzetto, sguaiata pecoreccia ???, forse, ma nel mezzo dice tali e tante cose assolutamente intelligenti e condivisibili, che trovo sicuramente più accettabile lei, di quelli che le stesse parole le usano solo ed esclusivamente per offendere. (così l’audience sale).

  14. renzo chiesa ha detto:

    condivido in pieno, bravo

  15. margherita ha detto:

    ottimo articolo e considerazione successiva ! grazie

  16. Marco ha detto:

    “cattivi maestri”, “il problema è più profondo” (ma forse sarebbe stato meglio “il problema è ben un altro”)… anche nel gergo sprofondiamo negli anni 70. Dove la sinistra aveva una certa forza, ma si preoccupava solo di fare l’opposizione. La littizzetto non mi fa ridere, ma senz’altro puzza meno di vecchio. Bisogna aggiornarsi e la sinistra ferebbe bene a farlo. Altrimenti può benissimo tornare a fare l’opposizione, perchè tanto la strategia della “resistenza culturale” non può portarla a fare altro.
    Un’ultima cosa: Veltroni ha sì perso le elezioni, però ha anche preso un mucchio di voti; molti di più di Bersani l’ultima tornata. Se la sinistra vuole davvero governare dovrebbe smettere con la pedagogia e cominciare a lavorare sulla demagogia. Come la Littizzetto e come Fazio. Come qualsiasi venditore di aspirapolveri. Se no torniamo ad aspettare Godot.

    • Warlordmaniac ha detto:

      Infatti con Renzi stanno provedendo. E continueremo ad aspettare Godot, perché se governa il centrosinistra e le Caritas si affollano sempre di più, non trovo proprio che cosa me ne faccio dell’antiberlusconismo.

  17. anonimo ha detto:

    di solito non commento, ma stavolta voglio complimentarmi con te perché questo articolo è veramente ben scritto, nella struttura quanto nei contenuti. una rarità sul web.

  18. francesca ha detto:

    Personalmente Fazio non lo sopporto. E trovo anche io che invece il suo “quelli che il calcio” fosse una trasmissione meravigliosa. Il post è interessante e anche i commenti successivi lo sono. Mi domando solo se il problema sia nella trasmissione e nei suoi animatori, o piuttosto nella desertificazione della divulgazione politica del centro sinistra…è un po’ triste da pensare, ma da un bel po’ fanno opinione solo comici e talk show. Forse occorre ripensare, integrare, nutrire, arrivare al cuore delle persone e dare una mano alla formazione di opinioni anche attraverso altri mezzi e altre strategie. Non si può delegare a Fazio un compito che francamente non mi sentirei responsabilmente di affidargli. Il problema è forse che la sinistra sia passata dai muri di piombo delle relazioni dei segretari di partito pubblicati dall’Unità ( che i militanti dovevano leggere), alla incontrollata leggerezza dei nuovi leader che si affidano, senza mediazioni, ai vip del pop (non ricorderei solo Veltroni che cita Jovanotti, ma anche Bersani che cita Vasco con “un senso a questa storia”). Non c’è davvero altro? Un po’ di musica, di teatro, di arte, di scuola popolare, di cinema, una cultura che avanza più ricca e meno noiosa che nel passato, ma non per questo necessariamente superficiale e semplicistica?

  19. matteo ha detto:

    Bell’articolo e ottima dialettica, scrivi benissimo. Sono d’accordo su molti punti e il modo in cui li sviluppi, ma purtroppo non condivido il presupposto. Se partiamo dal principio secondo cui in televisione si fa cultura o la si potrebbe fare si sbaglia in pieno. Il mezzo televisivo é di per sé un mezzo limitato e chiuso. Io vivo in Spagna, dove il livello culturale é sicuramente inferiore a quello italiano (ma trovatemi un paese che come dice bene Benigni sia al nostro livello culturale, almeno potenziale) e la televisione viene usata per quello che é, un mezzo per bombardare di stupidaggini una massa di cerebrolesi. Non si pretende fare cultura, si ride della vita e delle sue complicazioni, nel migliore dei casi, in molti altri invece ci sono solo idiozie. Nel panorama televisivo italiano, che sempre meno conosco in realtá, trovo il programma di Fazio un buon mix di informazione alternativa leggera (il fatto che non sia satira non é una colpa a prescindere, é una scelta editoriale) e cultura nazionale e internazionale difficilmente rintracciabile altrove. Sono d’accordo che il livello potrebbe essere maggiore, ma ci sono programmi che offrono approfondimenti interessanti, uno su tutti il programma di Augias, seppur limitato dal mezzo che usa, appunto. Alla fine la questione é una, non credo che la banda di Fazio si erga a paladina della cultura e lo faccia male, credo che all’interno del panorama tanto basso e povero, l’audience (mediamente a livello dei programmi che guarda) abbia eletto la banda come sua paladina e non si puó fare una colpa a Fazio e co di non rispettare l’ideale e utopistico desiderio di essere sempre contro e innovativi. Spetta ad altri ora proporre programmi sempre un po’ piú alternativi e “contro”, perché i cambi sociali si fanno poco alla volta, un centimetro per volta, non con “spallate” all’Establishment, come la Guzzanti o Luttazzi, che io adoro, ma che all’interno di un discorso di cambio sociale sono controproducenti.

  20. Micaela ha detto:

    ….finchè ci saranno persone che evitano di guardare Report per non “rovinarsi” la serata!!!

  21. filosofo79 ha detto:

    Mi è piaciuto l’articolo e anche il dibattitio, seppur ancora limitato, che ne è seguito. Lo condivido (anche via social network, intendo). Vorrei ripartire dalla notazione fatta dal blogger Matteo, che parla della televisione come mezzo limitato e chiuso. E’ vero, ma è tautologico. Quale mezzo non è limitato e chiuso? Internet forse? Non proprio. La natura ipertestuale di internet ha solamente reso a portata di clic quello che è presente in potenza nell’enciclopedia, cioè il rimando continuo. Col difetto però che questa sfinente multimedialità ha spesso abbassato il livello di analisi e pacificato la curiosità con slogan, caratteri, colori, immagini, link. La televisione è un mezzo chiuso così come lo è la carta stampata, quindi l’equazione limitatezza + chiuasura = superficilaità (o non cultura) non può reggere, perchè altrimenti niente può fare cultura, nemmeno Socrate. E invece la televisione potrebbe farla, così come ha fatto storicamente anche solo se risalissimo all’inizio della sua – giovane – storia, quanto ha garantito un processo di alfabetizzazione innegabile e prezioso. Solo che non si autogenera, fortunatamente; sono gli uomini a farla e, possiilmente, a rinnovarla. E l’estensore dell’articolo mette giustamente in luce l’immobilità di un clichè quale è diventato ormai il programma di Fazio.

  22. filosofo79 ha detto:

    L’ha ribloggato su filosofo79e ha commentato:
    bell’articolo, ho commentato sotto

  23. PF ha detto:

    Si, vabbè, Fazio è ossequioso e via dicendo… Ma dopo i Minzolini, i Fede le striscia la notizia e tutto il mare di monnezza televisiva degli ultimi anni prendersela con la Littizzetto…

  24. Marco Sensi ha detto:

    Direi pezzo stimolante, al quale sottende un pensiero (nn è poco, oggidì). Quasi del tutto condivisibili le tue affermazioni e anche i “veli sollevati” sulle pudenda dei falsi castigatori come la Littizzetto (ma possiamo metterci anche Crozza, onestamente, è solo + bravo, un pelo + impegnato, ma mai, nemmeno lui, pungente tanto da “ferire”, al massimo provocherà qualche prurito, sangue, mai).
    L’unica parte, l’unico pensiero (a mio avviso) distorto e distrorcente è quel intestardirsi sul “essere di sinistra” come se la cosa, di per se’, avesse un senso, un valore, un motivo (lo stesso dicasi per essere di “destra, centro, centro destra, centrosinistra etc etc”).
    Ecco, mi piacerebbe che si avesse (soprattutto gente capace come te di scrivere un pezzo sotteso da un pensiero) il coraggio di smetterla con queste facezie, essere di sinistra nn significa una fungiazza, detto in maniera fine, essere di sinistra è un modo per “partire avanti col pensiero” una semplificazione concettuale che evita (ai più) di pensare, loro sono “di sinistra” quindi nel giusto, quindi va bene così. Essere di sinistra è una sorta di occhiale 1D che fa vedere le cose di un piatto annoiante ma che, di contro, permette di non “sbagliarsi mai”, è facile, non devo pensare, nn devo valutare, nn devo capire, mi basta “classificare” Sinistra=Buono Non Sinistra= Cattivo.
    Mi fa ridere (il che è bene) tutto qui.

  25. frankie doglio ha detto:

    “Che il salotto televisivo di Fabio Fazio sia diventato un punto di riferimento culturale per tutto un mondo che si riconosce nell’attuale centro-sinistra ormai è risaputo”. ecco mi fermerei qui: iniziare una frase con il “che” è da penna rossa, poi il ragionamento è tanto stringente quanto sbagliato. fazio è il riferimento culturale di nessuno, davvero.

    • Mike Lazy ha detto:

      prova a spostare “ormai è risaputo” all’inizio della frase e ti accorgerai di aver fatto la figura del pignoletto che fa il figo non entrando nel merito degli argomenti

  26. Marcos1953 ha detto:

    il problema dei giornalisti italiani,a parte rari casi,è che sono tutti asserviti a qualcuno e poi come si dice in Italia tengono famiglia…..Fazio è il classico giornalista finto,tutto pulitino,sempre a fare complimenti agli ospiti…lo ripeto,in soldoni è finto…anche ben pagato…

  27. anellidifum0 ha detto:

    E’ la sempreverde querelle fra cultura alta e cultura bassa. Fazio fa cultura bassa, ed è necessario che in tv ci sia molta cultura bassa, perché è sempre meglio dell’intrattenimento puro. La cultura alta in tv fa poca share, ma questo non è un motivo per non provare a farla. Però se si scambia Che tempo che fa per cultura alta, allora ci si arrabbia come hai fatto tu. Non farlo, e starai meglio 🙂

  28. Hunt'im ha detto:

    Per quanto possa servire dissento completamente dal contenuto dell’ articolo. E’ più facile scriverlo che intrattenere il pubblico della domenica sera. Mi dispiace ma criticare è assai + facile che creare.

  29. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 04.12.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  30. Agendo Cremenzi ha detto:

    Come si chiama e dove ha vissuto questo mostro di ignoranza che si è fatto abbracciare dall’istinto più antico del mondo (parlare con la pretesa di sapere e di dare titoli) e ha scritto questo articolo?

    Agendo

  31. Marco Rosetti ha detto:

    Mi pare che non si parli della Littizzetto in sè, quanto piuttosto dell’identità della sinistra. Siccome la comica scricchiola ed è stata sempre considerata di sinistra, o si cambia la sinistra o si esclude la Littizzetto. Giusto per capire che cos’è la sinistra. Questo è un percorso tipicamente umano, tipicamente di gruppi umani. L’articolo è anche per me molto stimolante come vedo per molti lettori

  32. barbara ha detto:

    bellissima trasmissione.

  33. Pingback: Banalità di pensiero

  34. Enrico ha detto:

    articolo veramente inutile… a partire dalla premessa “riferimento culturale”

  35. Francesco Mele ha detto:

    Usare Jovanotti come metro per accusare di superficialità gli altri ….. Bah!

  36. mart ha detto:

    Perdonami, ma il tuo post mi sembra soprattutto dimostrazione di un pensiero grossolano e infondatamente negativo (e aggiungerei, quella negatività tipica, dell’anticonvenzionalista mediocre scontento che non si riconosce nella società). Non si tratta di cattivi esempi. Mi spaventa questa ricerca di maestri e buoni esempi di destra, sinistra, sotto e sopra.
    E sai dove dimostri grossolanità? Ad esempio quando fai riferimento all’esordio di Fazio..commento degno del salone di un parrucchiere di provincia. Come è già stato detto in qualche altro commento, quello di Fazio è un voluto taglio stilistico, e non si tratta di buonismo.
    Ritengo che la linea di conduzione del programma e il tipo di domande, lascino modo a chi guarda, al pubblico quindi, di ispezionare l’ospite in studio, e sviluppare un pensiero, in base al dialogo, alle inquadrature e ai silenzi dell’intervista.
    Fondamentalmente dico che la qualità può essere apprezzata soprattutto da occhi che sanno riconoscerla e notarla, o che comunque, ognuno può sviluppare un pensiero utile autonomamente in ogni momento, dipende dal proprio spessore personale.

  37. Paolo ha detto:

    “Maurizio Milani è un genio”. Senza alcuna ironia, per cortesia mi spiegate il senso dei monologhetti di che tempo che fa? Li seguivo tutte le domeniche, curioso ogni volta di capire che diavolo volevano significare quei bozzettini, pallide imitazioni forse delle gag nonsense di Woody Allen, ma non ci ho mai trovato niente. un senso,una risata, nulla. Perciò davvero, senza ironia, visto che tutti quelli che ho incontrato finora l’hanno capito come me (saremo tutti scemi) qualcuno mi spiega qual’era il senso in Maurizio milani?
    Grazie.

  38. Pingback: Del perché Luciana Littizzetto è più dannosa di Emilio Fede per la crescita culturale, politica e spirituale degli italiani | A place to be

  39. Andrea Giancarli ha detto:

    Il tipico articolo che mi fa invidia, nel contesto del quale sottoscrivo il 99% dei contenuti, che avrei voluto e dovuto scrivere io e che dimostra che, in un paese abitato da imbavagliati di destra e di sinistra, c’è ancora qualcuno che non si limita ad usare la bocca a scopo alimentare.
    Vorrei solo aggiungere due cose:
    1) Luciana Littizzetto è ben peggiore dell’Emilio Fede di turno, in quanto i personaggi di quest’ultima fatta non coltivano l’ambizione di aiutare il paese a crescere. Invece la Littizzetto purtroppo sì;
    2) come nel caso del classico bellissimo film rovinato da un finale fuori luogo, le parole innalzate a parziale lode dei contenuti di un certo cd di Jovanotti incrinano in parte la bontà del resto dell’insieme. Ahimè, sembrano contraddirla un po’….

    • Bruno Demarin ha detto:

      Non è così. Emilio Fede coltivava proprio l’idea di influenzare il paese e il programma va preso per quello che è, non un punto di riferimento. Non ha molto senso dire che gli argomenti trattati meriterebbero un maggior approfondimento. Di questo passo dovremmo criticare Il Ruggito del Coniglio, perchè tratta alcuni argomenti seri in modo superficiale…

  40. vertovdziga ha detto:

    Come al solito, risposte sparse. E mi scuso se non riesco a rispondere a tutti, ma sinceramente è complicato vista la mole di commenti.

    _ Siamo d’accordo che lo stile (diciamo “accomodante” e ci capiamo) di Fazio sia una scelta editoriale anche legittima. E infatti quando c’è da sponsorizzare il libro di Baricco o il film di Verdone o il disco di Ligabue la trasmissione funziona. Il problema arriva quando il Nostro dovrebbe vestire i panni del giornalista, e non più solo del presentatore (e se intervisti un Presidente del Consiglio, o un leader di partito, in quel momento fai il giornalista, c’è poco da fare). Lì lo stile accomodante non va più bene. Non parliamo della forma – va benissimo non urlare e usare la cortesia – ma dei contenuti dell’intervista: rinunciare a toccare certi temi controversi per non inimicarsi l’interlocutore non è giornalismo.

    _ Personalmente poi trovo molto poco interessante una trasmissione in cui tutti si danno pacche sulle spalle facendosi i complimenti; in cui Baricco si complimenta con Verdone per il suo film, e Verdone si complimenta con Ligabue per il disco, e Ligabue si complimenta con Baricco per il libro, e Fazio si complimenta con tutti, visto che sono tutti suoi idoli (ma, tra parentesi, quanti idoli ha Fazio?). Datemi una voce fuori dal coro, sarà un bisogno superficiale ma dopo un po’ uno lo avverte.

    _ Ovvio che Studio Aperto o il Tg4 o Pomeriggio5 sono una tv molto peggiore, ma questo non è una carta bianca per beatificare tutto quello che è diverso dal trash della tv privata.

    _ Negli anni Settanta ero ancora molto lontano dall’essere al mondo, difficile che ne abbia ereditato il frasario.

    _ Se la sinistra dà il via libera alla demagogia pur di vincere le elezioni, stiamo dando ragione al Berlusconismo (oltre a perdere – se non l’abbiamo già persa – ogni eredità di sinistra).

    _ Lo stile comico di Maurizio Milani (come, in parte, quello per esempio dei Monty Python) richiede allo spettatore una complicità totale: solo stando al gioco, ed accettando quel mondo stralunato e surreale che racconta, poi trarne divertimento. Perché, pur nel non-sense totale dei suoi monologhi, si possono scovare gli stessi tic, le stesse idiosincrasie, le stesse manie delle persone che frequentiamo nella vita di tutti i giorni. Per questo l’ho definito – opinione personale, ovvio, come tutto quello che compare su questo blog – un genio: perché si è creato un suo mondo artistico immediatamente riconoscibile (non sono molti a riuscirci) che però riesce ad essere specchio del mondo reale. I paragoni con Woody Allen secondo me sono assai pochi, Woody Allen ha sempre fatto molto più ricorso al motto di spirito e alla gag verbale (nella tradizione dello stand up comedian americano), anche se non c’è dubbio che, specie negli anni Sessanta e Settanta, i suoi monologhi spesso fossero incentrati sul non-sense. Ma qui andiamo fuori tema…

    • Bruno Demarin ha detto:

      Ho capito. Però rispetto il modo di essere, diciamo così, più Veltroniano che Dalemiano, di Fazio. Inoltre sono convinto che la maggior parte dei politici che vengono in trasmissione non li invita lui, ci vogliono andare loro. All’inizio lui invitava solo quelli con cui si sentiva in sintonia o che potevano essere interessanti per il suo pubblico. Crescendo l’audience in quantità e qualità, sono arrivate le richieste pressanti degli altri politici meno in sintonia con Fazio e con il suo pubblico, fino ad arrivare ad una nefasta e mal intesa par condicio per cui sono obbligato a cambiare canale, perchè per me la tv dev’essere anche gradevole. Se par condicio dev’essere che sia fatta per programmi, come si fa nella carta stampata: se voglio vedere Brunetta o Alfano mi guardo (cioè si guardano…gli altri..) i vari programmi che sono sorti a questo scopo su RAI DUE (Virus), su CANALE 5 (Matrix) ecc.

  41. Mauro (@sambusek) ha detto:

    Quello su cui dissento è il giudizio rivolto al pubblico che guarda Fazio, “un pubblico che, in perfetta buona fede e animato dalle intenzioni migliori (e la maggior parte degli elettori di centro-sinistra sono uomini e donne di ottime intenzioni), considera le riflessioni, i ragionamenti e le conclusioni della banda di Fazio un faro, le più alte espressioni di pensiero oggi rintracciabili in tv, da fare proprie e citare in pubblico”.
    Su cosa si fonda questo giudizio? Lo trovo molto generico. Viene quasi il sospetto che si tratti di un’autoproiezione dell’autore di questo articolo che, volendo esorcizzare le proprie tentazioni, le scarica sugli altri e poi, per non picchiare troppo duro aggiunge che “la maggior parte degli elettori di centro-sinistra sono uomini e donne di ottime intenzioni”.
    Mah.

  42. Enrico ha detto:

    Condivido, in linea generale, come il qualunquismo, soprattutto quando infarcito di parole discutibili, sia il metodo più facile per raccogliere applausi. Tuttavia avrei due osservazioni da fare.
    La prima sul paragone della Littizzetto con Fede: la comunicazione di quest’ultima era pretendeva oggettività, infilava il commento nella notizia, lasciava cadere messaggi – per mezzo di toni, espressioni, commenti – inseriti nella dialettica giornalistica; la Littizzetto, invece, apre e chiude una parentesi decodificata in maniera specifica da mosse, toni, e scaletta inviando un messaggio chiaro e, discutibile se vogliamo, ma lo spettatore interrompe la fase precedente e riconsidera i contenuti, e quindi i processi di appropriazione.
    La seconda, invece, sul ricevimento inconscio di un messaggio banale e guidato come un contenuto irruenti e rivoluzionario. Ecco, se la sinistra intellettuale, o i cosiddetti radical chic, che a suo parere dovrebbero apprezzare Fazio e la sua trasmissione, considerano la Littizzetto qualcosa di più di una cabarettista (brava, intelligente, sveglia per carità!) allora non sono per definizione né intellettuali né tanto meno radical chic perché non credo che queste categorie facciano della televisione, soprattutto di quella della domenica sera, la loro grammatica. Se poi, invece, ci riferiamo a un pubblico meno attento a discernere contenuto da informazione, approfondimento da intrattenimento, allora ripropongo comunque il discorso sottolineato per avanzare la differenza Fede/Littizzetto.

  43. Marta Filippini ha detto:

    Che Grande Cazzata!
    Per chi lo ha scritto: Sei un idiota!

  44. astrosio ha detto:

    fazio fa politica eccome. e la fa male, malissimo. basta guardare i risultati. gli stessi della premiata ditta veltroni&jovanotti. allora, delle due l’una: o la mala fede, o la malattia. perché è una malattia. una malattia che ha fra i sintomi delle cataratte pesanti sugli occhi. littizzetto&fazio sono un male per il centrosinistra. per le ragioni esposte nell’articolo. ma una delle gravi, gravissime conseguenze di tutto questo è che c’è gente che ne ha fatto una ragione di vita, un momento “stra-ordinario” della sua giornata. quando dopo essere tornata a casa dopo una giornata densa di frustrazioni lavorative, sentimentali e sessuali, trova conforto in… FAZIO! dio che non esisti, vivere in italia assomiglia sempre di più a vivere in un film dell’orrore. scritto da kafka. con la regia di cronenberg.

  45. Andrea ha detto:

    …tutto l articolo può essere assolutamente condivisibile, ma un dubbio: nel titolo si parla di crescita spirituale, che però non trovo nel testo. O mi sono perso io qualcosa?

  46. Carlo ha detto:

    E’ diventato ormai uno sport prendersela con la satira, e con la Littizzetto (l’ha fatto recentemente anche Buonanno, il leghista, in parlamento): se non piace si può cambiare canale, ma dire che manca di… approfondimento (!!!) è un’idiozia completa, perché la satira non deve essere approfondimento altrimenti non è satira! Poi dire che è di sinistra è la scoperta dell’acqua calda! Addirittura l’accusa di essere cattiva maestra… qui sfioriamo il RIDICOLO!

  47. dscds ha detto:

    Già uno che inizia scrivendo <> mi fa capire che:
    1)se è di centrosx si sta dando del coglione da solo, e molto probabilmente lo è
    2)se è di centrodx sta dando dei coglioni agli altri elettori, senza fornire alcuna spiegazione e facendo disinformazione.
    Leggendo l’articolo poi mi sono reso conto che appartiene alla prima categoria…

  48. dscds ha detto:

    Già uno che inizia scrivendo mi fa capire che:
    1)se è di centrosx si sta dando del coglione da solo, e molto probabilmente lo è
    2)se è di centrodx sta dando dei coglioni agli altri elettori, senza fornire alcuna spiegazione e facendo disinformazione.
    Leggendo l’articolo poi mi sono reso conto che appartiene alla prima categoria…

  49. dscds ha detto:

    Già uno che inizia scrivendo “è risaputo che tutto il mondo di centrosx ha preso come p di riferimento culturale il salotto di fabio fazio” mi fa capire che:
    1)se è di centrosx si sta dando del coglione da solo, e molto probabilmente lo è
    2)se è di centrodx sta dando dei coglioni agli altri elettori, senza fornire alcuna spiegazione e facendo disinformazione.
    Leggendo l’articolo poi mi sono reso conto che appartiene alla prima categoria…

  50. gp ha detto:

    Articolo noioso, saccente e ridondante. Condivido il commento di dscds, l’apertura è veramente scadente, “è risaputo”, arrivato il santone di turno che ci dice cosa è risaputo e cosa no e sparge la verità. Sono un elettore di sinistra e non ho preso come riferimento culturale il salotto di Fazio, come nessuna altra trasmissione televisiva. Ecco il punto è proprio questo,la nostra presunzione di considerare le nostre logiche e dinamiche universali e tutti dovrebbero replicarle. Il mondo della televisione ha le proprie dinamiche in cui fazio e la littizzeto, che ci piaccia o no, calcano dei personaggi vincenti per quelle logiche. Siamo noi ad essere stupidi nel pensare che un programma televisivo possa darci chissà che cosa. In riferimento agli ospiti, non mi aspetto di certo il meglio da uno scrittore da una sua intervista, a prescindere da chi sia ad intervistarlo, ma invece da un suo testo, un disco per un musicista e un film per un registra. Nel mondo contemporaneo abbiamo mezzi di informazione e documentazione di qualità e in numero sufficiente per fare il cross, o il fact checking, non mi aspetto più che sia l’intervistatore a mettere in castagna i politici con le domande scomode (che poi è un paradosso, i giornalisti accettano di farsi intervistare etc). Il problema di Baricco, giusto per riprendere un esempio citato nell’articolo, non sta affatto nello “sdoganamento” degli ultimi tempi, (leggi suo appoggio a Renzi, mi pare di comprendere!) ma nelle collaborazioni tra la sua scuola, “La Scuola Holden”, e le università. Questi sono i problemi, lo sdoganamento di alcuni soggetti come notevolmente rilevanti per cultura e conoscenza nei veri posti dove si dovrebbe fare cultura, come le Università, le scuole, le case editrici etc. Suvvia, non mischiamo le mele con le pere, la TV è mainstreaming, la cultura risiede in altri posti. I problemi dell’Italia non sono certo la Littizzetto o Fazio i “culi e cazzi” urlati durante il programma e tanto meno le domande poco scomode fatte agli intervistati. PS di certo non sono un fan nè del programma tanto meno dei due personaggi!

  51. Andrea Zucchini ha detto:

    L’articolo non mi piace. Credo invece che Fazio non sia scadente e la “terribile” Luciana con i suoi vaffa porti l’attenzione su certi temi che farebbe comodo insabbiare a qualcuno (i diritti dei gay non sono l’ultima ruota del carro). Quello che mi sorprende in questo articolo che si voglia tagliare a tutti i costi le ali, senza voler guardare oltre e/o guardare se stessi.
    Il buonismo “faziano” può essere voluto, magari è anche nel suo carattere. Vogliamo castrare il carattere di una persona? Credo che sia MOLTO più dannoso Bruno Vespa. Usare i stessi toni per Porta a Porta lo avrei accettato di buon grado piuttosto di criticare un programma che anche se vicino ad una parte politica fa (sottolineo FA) informazione e giornalismo.
    Buona serata

  52. Fred ha detto:

    che palle questa ossessione per comici e commedianti. Voglio dire fare comicità non vuol dire per forza fare politica. Diversi commedianti satirici usano battute superficialiste e d’aspetto ma sono sempre riusciti nel loro intento, che infatti è la SATIRA ossia ironia sulla politica. Il signor Grillo non può smentire ore qualsiasi comico, portandolo a stato di “populista”. Sicuramente il programma è fiacco, ma incentrarsi su comici di satira sa molto di sega mentale.

  53. Gabriel ha detto:

    Oh, non sono per nulla d’accordo con quanto scrive. Forse è vero che Fazio è il Don Abbondio dei giornalisti (e forse non è nemmeno giornalista come dice lei), ma Luciana Littizzetto resta comunque una comica. Non tocca a lei far notare le mancanze della politica, non tocca a lei dire a un politico dove ha sbagliato. Il suo mestiere è far ridere. Stop. Può far ridere anche tirando una bastonata addosso al conduttore come nelle gag degli anni 20, se fa ridere il suo mestiere l’ha fatto. Il problema è che si pensa sempre che i comici debbano fare satira politica, ma non è così. Ci sono vari livelli di comicità, dipende uno dove vuole stare. In tivù la satira non è ben accolta, vedi il buon Daniele Luttazzi. Allora forse è meglio arrivare al pubblico tramite altre vie come libri, teatro ma non la tivù, dove tutto ha una logica consumistica e tutto viene strumentalizzato.

  54. Gabriel ha detto:

    Se poi vogliamo essere ancora più attenti sarebbe da capire come mai si parla di Luciana Littizzetto e poi ci mettiamo a parlare su quale filosofo/letterato/pseudocantantucolo è stato accolto dalla idee politiche di sinistra. Quando ormai tutti sappiamo da quello che vediamo tutti i giorni che la sinistra non ha più un’idea politica da anni. Destra e centro non li cito neppure perché non sono nemmeno degni di nota per quanto concerne le idee politiche.

  55. Fabrybot ha detto:

    Sono passati tanti anni ma restiamo polli da allevamento……

  56. lopinionista ha detto:

    L’ha ribloggato su L'Opinione Politicae ha commentato:
    Aggiungo, a me Gramellini non piace. Consiglio di leggere l’articolo fino in fondo, senza saltare nemmeno una riga.

  57. Tutti quelli che citano Danoele Luttazzi come esempio di intellettuale e di esponente della satira vera sono al corrente del fatto che Luttazzi copia e plagia comici di mezzo mondo?

    Non sono un amante di Fazio e non guardo quasi mai la sua trasmissione, ma i contenuti di questo post mi sembrano il solito snobismo basato sul nulla.

    Barricco sarebbe un bluff? che presunzione

    .

  58. Marco C. ha detto:

    Ormai la cifra per valutare se un programma è buono o è scadente risiede nel livello, più o meno marcato, nel numero, più o meno elevato, delle liti… quindi se l’intervistatore cerca la scazzottata e l’interlocutore di turno colpisce con un gancio più forte allora ogni cosa va al suo posto: la partecipazione del pubblico che vuole vedere il sangue, l’estetica moderna della “guerriglia verbale”, la spocchia alla Santoro e tante altre belle cosucce che, se vogliamo, certamente in un altro contesto, si possono comunque apprezzare nei salotti della D’Urso o della De Filippi. E con questo non voglio “difendere” lo spazio che si è ritagliato Fazio su Raitre: sono fermamente convinto che uno spettacolo televisivo non abbia bisogno di essere “difeso”, “elogiato” o “denigrato”. E’ uno spettacolo. Nel caso di “Che tempo che fa” v’è una certa dose d’informazione ma è anche ricco di ospiti e servizi leggeri quindi, in ogni caso, non dovrebbe essere considerato un faro culturale. L’errore è alla base.. nel presumere, nell’avere la presunzione che un format possa fare da coscienza politica. Comunque non ritengo che gli interventi della comica torinese siano stati pensati per smuovere le coscienze o far tremare i palazzi del potere: è un siparietto in cui, con il sorriso, si discute di ciò che è strano nel mondo (compresa la politica italiana… difatti non si parla solo di politica italiana). Il problema è che in Italia si parla molto, troppo, di come deve essere la coscienza politica e poco di come fare politica. E’ più facile perdersi dietro a dissertazioni in cui si tenta di analizzare il messaggio che viene veicolato da questo o quel programma televisivo.. molto più difficile è accettare che si è perso completamente il metodo per fare politica e che buona parte della coscienza politica non risiede negli aspetti esteriori ma proprio nel metodo. A differenza di quanto è scritto in questo articolo io penso che alla sinistra (ma in generale alla politica) mancano i “cattivi maestri”.

  59. Carlo ha detto:

    Al di la delle etichette, che gli articolisti amano affibbiare a persone e trasmissioni, non si può biasimare chi ha scelto la strada della sobrietà e della tolleranza ideologica. Avendo spesso ospiti come Brunetta e Sanlanche’ la scelta di Fazio diventa una regola aurea! Non è giusto ingaggiare duelli televisivi per alzare l’audience, il telespettatore di buon senso non ne può più di trasmissioni rissose e pecorecce in cui nulla si tratta, nulla si dice ….. ma si litiga e basta!
    Le regole del dibattito televisivo imposte dal berlusconismo militante, hanno snaturato e svuotato di contenuti politici ogni confronto, del resto quando le manchevolezze sono evidenti …. chi “mena per primo, mena due volte”. Quindi ben venga la mediazione di Fazio, la satira sopra le righe della Littizzetto ……. e la voglia di molti italiani di uscire da un sistema marcio e purulento!

  60. Pingback: Del perché Luciana Littizzetto è più dannosa di Emilio Fede per la crescita culturale, politica e spirituale degli italiani | che cosa ci faccio io qui?

  61. Cristina Gasperi ha detto:

    Interessante, anche se dubito che siano queste le cause autentiche della crisi della politica di sinistra. Non credo che a seguito del non-duello Fazio-Brunetta il secondo ne sia uscito realmente vincitore. Personalmente non misuro il valore di un politico e di un uomo dalla sua capacità di dettare i tempi o di avere l’ultima parola. Certi personaggi si commentano da soli, anche se sembrano prevalere. Non condivido l’opinione secondo cui la posizione e lo stile di Fazio sarebbero visti come un “faro” nel panorama culturale di sinistra.

  62. Renato ha detto:

    Ma perché uno dovrebbe aspettarsi che Fazio e la Littizzetto pensino ad aprire gli occhi alla gente?
    Chi apre gli occhi lo fa e lo deve fare sempre PER CONTO SUO, se lo fa qualcuno per lui, allora gli occhi ce l’hai aperti solo su chi pensa che lo abbia fatto.

  63. Antò ha detto:

    E’ un argomento che interessa vista la quantità di commenti. Secondo me Luciana Littizzetto non fa cultura ma semplice intrattenimento leggero!

  64. ladiagnosi ha detto:

    Grave ed estrema sintesi sulla carriera di Fazio. Questa si chiama parzialità!

  65. theuntidygazette ha detto:

    È veramente molto interessante questo post… Credo che il problema sia più dovuto al fatto che la voce di Fazio & Co. sia l’unica, o fra le poche, nel panorama televisivo e non ci siano altri esempi che possano avere un ascendente maggiore su sistema politica, sociale culturale, religioso ecc…ma sta allo spettatore rivestirla di importanza o meno. Francamente mi chiedo se ci si possa aspettare un così grande compito da un programa televisivo, non è che mi sia sempre aspettato molto né da Fazio né dalla Littizzetto se non quello che fanno, ovvero intrattenimento e credo che aspettarsi altro sia buffo. Così come non mi aspetto di trovare lavoro tramite Facebook e non mi arrabbio se non lo trovo tra i vari gattini, eppure qualche volta capita di scorgere un annuncio interessante o leggere qualcosa che può aiutarmi a raggiungere quell’obiettivo. Detto questo trovo interessante il concetto di danno che forse andrebbe visto al contrario o almeno in modo biunivoco. La TV ci offre un modello, giusto sbagliato che sia, ma sono gli spettatori a volere quel modello e a supportarlo nel tempo, in altre parole Fazio & Co. esiste perché qualcuno lo segue e lo ha voluto e si riconosce in quello che fa e dice (magari anche solo in parte). Credo che la TV in genere, e in questo caso Che Tempo Che Fa, sia lo specchio di una certa parte di Italia (come Fede lo era di un’altra parte): sarcastica ma poco attiva, divertente e apparentemente irriverente, conscia di ciò che è giusto e sbagliato e pronta a sottolinearlo, paraintellettuale, venata da un diffuso ma sottile senso di superiorità, un po’ moralistica… che è il quadro della sinistra italiana o per molti che votano in quel senso (io per primo). Quindi se il danno c’è è stato fatto da tempo e non da Fazio o dalla Littizzetto, loro lo mettono solo in scena.

  66. oscaruzzo ha detto:

    Condivido tutto, tranne la “bassezza” di citare due album che Jovanotti ha fatto quando aveva 18 anni. Quelli successivi sono un po’ meglio. Certo non è esattamente un maître à penser…

  67. fspegni ha detto:

    a chi immagina la sinistra come un pantheon a cui ascrivere solo pensatori scelti, preferisco coloro che immaginano (e magari vogliono costruire) una (cultura di) sinistra piu` popolare, aperta alle persone non intellettuali, inclusiva, quasi compagnona. perche` e` nelle intellighenzie che affondano le radici delle vocazioni minorirtarie che la sinistra italiana ha cosi` ben coltivato in tutti questi anni di fini pensatori, menti raffinate ed intelligenti, che pero` non avevano il benche` minimo contatto con la realta`, non stavano in mezzo alle persone, quasi a non sporcarsi con chi non era all’altezza della propria cultura.

    ecco, in questo quadro, ben vengano gli “sdoganatori” di jovanotti, il ruolo di baricco per la sinistra lo capisco un po’ meno ma questa e` una mia questione di gusto (mi spiego: apprezzo la letteratura di baricco, non capisco cosa intendi per “sdoganamento” nella cultura di sinistra).

    sicuramente non definirei la littizzetto un’intellettuale, come la trasmissione di fazio non mi pare votata all’approfondimento. a chi fa paura, pero`, il suo atteggiamento (onesto o meno, non lo so) da bravo ragazzo? non mi pare che si sia prostrato di fronte a brunetta, mostrando invece di sapere ricondurre le parole al loro significato: il problema posto da brunetta era se fazio costasse troppo, ma lui ha prontamente replicato se fosse un problema il fatto che facesse guadagnare troppo alla rai con gli spot. vorrei vedere molti altri essere in grado di replicare ad un parlamentare aggressivo e spregiudicato come brunetta, in diretta televisiva, mantenendo la lucidita` e rimendendo sul pezzo. non so in che giornalisti o personaggi di cultura capaci ti riconosci (la gabanelli? lo stesso saviano che citi? dimmi tu …), pero` su due piedi (pardon, su due tasti) non mi vengono in mente molti esempi all’altezza.

    ad ogni modo, non ti voglio “vendere” il mio punto di vista, solo non capisco perche` credere al pericolo che ci sono italiani che “in perfetta buona fede e animato dalle intenzioni migliori […] considera le riflessioni, i ragionamenti e le conclusioni della banda di Fazio un faro, le più alte espressioni di pensiero oggi rintracciabili in tv”. e` lapalissiano che ci siano persone che si fermano a quel livello di verita`. cosi` come ci sono quelli che si fermano alle verita` di vespa e fede. come ci sono quelli che “credono” alle verita` di moretti. ben venga la diversita`. l’unica cosa che non esiste (e non ha senso ricercare) e` un popolo illuminato! e poi: illuminato secondo i criteri di chi? le persone intelligenti che passano tempo a coltivare la propria “vocazione civile” (per usare le parole di Jep Gambardella, nella Grande Bellezza) sono migliori e piu` all’altezza di una sinistra aulica ed intelligente? fatte salve le persone che vivono nell’ignoranza, spesso dovuta anche a mancanza di fondi o modelli adeguati e che rappresenta senz’altro un problema da debellare, non e` da preferisci un popolo che mosso anche da un sano senso pratico, sa distinguere quando vuole approfondire le proprie conoscenze e quando invece vuole ascoltare ma a cuor leggero?

  68. michele fiore ha detto:

    Bel pezzo, cara scalinata.

  69. michele fiore ha detto:

    ehm… mi correggo: “Bel pezzo, cara scalinata. A parte l’intermezzo sul Luttazzi”

  70. dario ha detto:

    Per molti democrazia significa fare e dire tutto quello che passa per la testa senza criterio. Tra costoro c’è anche il(la) recensore di questo articolo. Un articolo mediocre che spara a zero su persone e sulle loro capacità senza uno straccio di argomenti decenti. Segnalo una serie di “sicuramente…” certamente

  71. Sergio Giudici ha detto:

    A quanto leggo non sono il solo a cui è venuta a noia la comicità dellaLIttizzetto anzi più che noia direi routine domenicale. La Littizzetto si è assunta tempo fa il compito di sdoganare a sinistra certi temi tipici della satira di costume di destra e questo compito lo ha portato a termine. La comica dialettica tra i sessi che continua a propinare fa ancora sorridere ma credo ormai che si tratti dello stesso sorriso che suscitano le vignette della settimana enigmistica. Nonostante tutto non credo che la trasmissione di Fazio sia più dannosa di Vespa. Vespa e un mistificatore di razza e dunque estramente pericolo mentre Fazio, Littizzetto e (non dimentichiamola !) Filippa si limitano ad alleggerire e addolcire ma lo fanno scopertamente. Gli improbabili spot pubblicitari di Filippa sono – a mio avviso – la chiave di lettura del programma: non si fa davvero pubblicità, non si fa davvero giornalismo, non si fa davvero comicità di sinistra.

  72. vertovdziga ha detto:

    Solo una cosa su Luttazzi, visto che l’ho citato io per primo e poi in molti avete rincarato la dose. Il fatto che abbia copiato alcune (molte? non lo so, non fatemi controllare) battute non toglie che di comicità e di satira, specie dal punto di vista teorico, ci capisca eccome. Se cito una teoria satirica di Luttazzi che condivido (es: la questione “Il comico satirico non è migliore dei suoi bersagli”) e mi si risponde che “lui copia le battute”, si rinuncia a entrare nel merito per scendere su un piano personale che non c’entra nulla con la discussione. Cosa che su questo blog gradirei evitare. E pazienza che qualcuno nei commenti l’abbia fatto anche con me, per quanto ne avrei facoltà non cancello nessuno e niente: le critiche perchè le apprezzo tutte, gli insulti perchè penso che qualifichino chi li scrive.
    P.s. Sul tema “copiatura”, che magari affronteremo in un altro post: copiare di per sè nell’arte non è un sacrilegio. Copiavano anche i grandissimi. O meglio, raccoglievano spunti che erano già in circolo. Copiava Chaplin. Copiava – a volte spudoratamente – Fabrizio De Andrè. Quentin Tarantino, che reputo un genio assoluto, ha fatto della copiatura e del riuso di cose già create un cifra stilistica e teorica.

  73. elvira celotto ha detto:

    Post “sicuramente” ricco di spunti, come dimostra la profluvie di commenti di tutto rispetto ,nella loro civilissima diversità , in rapporto a pochi formalmente sgangherati e argomentati debolmente – mi si perdoni il tono da “prof”: ho corretto temi per 40 anni ! -.
    Aggiungo solo una nota pro Fazio, pur condividendo la sostanza delle critiche su di lui : non è
    da tutti invitare in tv prima serata , e accogliere con garbata educazione, persone dell’età e del “genere” non solo della Montalcini, così “Dama” da bloccare ogni sghignazzo, ma della Hack, la cui sublime trasandatezza sfidava le masse.
    Quanto ai caratteri del “mezzo”, ne fanno parte Daverio – “sicuramente” gran divulgatore-,
    lo stesso Baricco – di cui si può dire tutto, ma non che non sappia fare tv-, la produzione
    di “Rai ombra”, con Rai 5 etc. Dunque il mezzo veicola di tutto , in modo agile e aperto come nella maniera più becera e ripugnante : altrove si dovrebbe imparare a servirsene, e cioè nella povera Scuola italiana.

    ps questo blog mi è stato segnalato da un mio ex alunno, attuale amico, che mi vanto di aver aiutato a crescere , come molti/e, con robusto senso critico.

  74. Phake Plastic ha detto:

    Il problema non è la Littizzetto, ma è chi ride per i suoi “culo”, “cazzo”, “vaffanculo”, che di comico non hanno proprio niente… che pena!

  75. Giacomo Cardoni ha detto:

    L’ha ribloggato su Giacomo Cardonie ha commentato:
    devo ammetterlo… interessante, anche se un po’ incazzoso forse

  76. Nuovecode ha detto:

    Interessante la parte in cui parli del pubblico. Gli elettori di centrosinistra, ormai a corto di capisaldi ideologici, sono all’affannosa ricerca di personaggi che li rassicurino sul loro essere ancora (e per sempre) “dalla parte dei buoni”. La Littizzetto è perfetta come capopopolo, ma fallisce come comico. Non può far ridere, nemmeno quando affronta tematiche condivisibili come i diritti dei gay (forse solo un pò quando va sul pecoreccio). L’umorismo scontato, schierato, volemosebenista è superato (tanto più che oggi siamo abituati alla satira violenta e diretta che circola sul web), andrà bene per gli anziani che sono rimasti i maggiori utilizzatori della TV ma non ha più niente da dire. L’unico appunto che mi viene da fare all’articolo è che sembra trasparire, tra le righe, la possibilità che la sinistra possa recuperare l’egemonia perduta, che possano arrivare dei “buoni maestri” a dettare la linea in maniera più intelligente o più arguta di questi (attempati). Non è più tempo di maestri, la sinistra (per fortuna) questo secolo se lo dovrà fare senza.

  77. Ferrari Giovanni ha detto:

    Ho letto il suo commento giustamente soggettivo, ho capito ciò che vuole dire… Ciò che invece personalmente mi fa sorridere del suo “pistolotto” su fazio-litizzetto-Rai-pd-e quant altro e’ la sua presa di posizione nel giudicare un programma culturale o no, istruttivo o no, di satira o no…. La realtà’ sta invece nel considerare ancora la tv come un mezzo di elevazione culturale… Mentre negli ultimi decenni ( dall avvento della tv commerciale) il ruolo della tv e’ solamente quello di indottrizzazione delle masse. Se davvero cerca di capire cosa facciano le persone di cultura sicuramente nn e’ guardare la tv… Critico quindi il suo modo di far passare un mezzo faceto per serio, il suo giudicare dall alto di uno scranno ciò che di per se nn e’ giudicabile seriamente. Il mezzo televisivo e’ vecchio e va bene solo ad informare-aizzare-indottrinare-intrattenere-rincoglionire i polli 🙂

  78. Chiorbaciov ha detto:

    Ti voglio molto bene.

  79. Alex ha detto:

    Concordo. Non solo per il contenuto generale dell’articolo , ma anche per le giustificazioni addotte ad ogni singola conclusione . Le critiche qui presenti , condivisibili o meno, hanno il merito di essere fondate su qualcosa e sopratutto non urlate senza filo logico. A proposito di urlare, ho visto commenti del tipo “fazio e’ un conduttore e fa bene a fare quello che fa senza approfondire perché è pieno di programmi che Pprofondiscono con gente che urla” .. Ognuno può avere la sua opinione ma frasi del genere veicolano il messaggio secondo cui chi approfondisce urla e chi urla “rompe” il che non è’ questione di opinione ma è semplicemente FALSO… Tanto per fare un esempio un vero CONDUTTORE che non urlava approfondiva e col quale si poteva o meno essere d’accordo era Augias, fazio non può essere messo sullo stesso livello

  80. sietetuttipazzi ha detto:

    L’articolo é molto interessante e ben fatto…bravo.
    Io non sono molto d’accordo con il contenuto…se la gente prende la Littizzetto come riferimento culturale non é un problema suo…cioé il danno non lo fa chi parla, ma chi ascolta..,ciao

  81. Ale ha detto:

    Io invece lo considero un bel programma, logicamente considerando il livello medio della tv in italia. Nonostante alcuni cali di stile, si ha la possibilità di sentire gente di un certo spessore che normalmente non andrebbe da nessun’altra parte. La littizzetto è solo un giretto sulle giostre e l’ascolto volentieri. Non sono e non mi considero un intellettuale dal palato fine, ma ascoltare (e magari poi leggere) che so.. umberto eco o dario fo, capita solo da lui, e non è proprio roba da niente. E’ vero, non è corrosivo, non urla, non si incazza, non bestemmia e non rompe il culo a nessuno.. e per molti essere “pacati” è un difetto, lo interpretano come uno che “non ha le palle”.. beh, non per me! perchè invece funari che si grattava i coglioni in diretta ce l’aveva eh?
    Del resto, poco mi frega, ci penso da solo a bestemmiare, non cerco capipopolo e sbaglia il “popolo della sinistra” che li cerca in conduttori/giornalisti o in comici (non vi viene in mente nessuno?)

  82. Pingback: DEL PERCHE’ LUCIANA LITIZZETTO E’ PIU DANNOSA DI EMILIO FEDE PER LA CRESCITA CULTURA, POLITICA E SPIRITUALE DEGLI ITALIANI | unaletteraduefoto

  83. Branca ha detto:

    … sarà, ma se faccio copia e incolla, questo articolo potrebbe andar bene per tutti i programmi andati in onda di sabato in prima serata da 50 anni a questa parte. Ciascuno si prende l’applauso come può.

  84. Stefano ha detto:

    Bell’articolo, quoto quasi in pieno. Il “quasi” lo devo al fatto che non mi sembra il programma di Fazio voglia essere un vero e proprio salotto sulla cultura ma più un salottino per concludere tranquillamente il fine settimana, quindi anche le aspettative dovrebbero essere proporzionate. Non condivido il titolo ad ogni modo: la Littizzetto può piacere o meno, può essere superificiale o meno, far ridere per i vaffa e i cazzo come hai giustamente sottolineato. Fede è un giornalista, un ex direttore di un’importante telegiornale serale e moltissimi suoi servizi erano basati sulla disinformazione, non sulla superficialità. La Littizzetto non si è mai etichettata giornalista, fa cabaret, gretto, a volte e populista, ma fa quello per cui è pagata. Fede faceva esattamente il contrario (basato su quello che ho visto personalmente)

  85. Andrea Vigna ha detto:

    La Letizietto è l’unica cosa decente che meriti di essere vista in RAI.

  86. candida riva ha detto:

    Ottimo Articolo; finalmente qualcuno ha il coraggio di dire le cose come realmente stanno; in questa Italia piena zeppa di don abbondi tirapiedi

  87. riccardodalferro ha detto:

    Io sono in piedi a lanciarti una standing ovation. I “cattivi maestri” che citi sono quelli che da sempre cerco di combattere. Quant’è difficile essere di sinistra oggigiorno. Grazie, davvero, diffondo ovunque.

  88. Padulo4 ha detto:

    In questo momento definirsi di sinistra è come dirsi nazista negli anni ’30.
    La sinistra sta distruggendo la costituzione e la sovranità del popolo italiano in cambio di una Europa unita che abusa “analmente” dei diritti dei lavoratori e dei pensionati… La sinistra sta distruggendo la sanità pubblica e l’istruzione universale …
    Là sinistra ha sostituito il bene del popolo con la minchiata del pareggio di bilancio… sorda alle sofferenze del popolo.
    Io sto con i disoccupati e con chi è relegato ai margini da questa maledetta retorica pro-Europa..
    Mi sono dimesso dalla sinistra e la combatterò con ogni mezzo.
    Fanculo alla sinistra, fanculo a litizzetto e Fazio celebrati dalla sinistra e foraggiati con milioni di euro pubblici…. Fanculo a tutti gli pseudo intellettuali col golfino di lana… Fanculo a chi gli va dietro..
    BASTA È IL MOMENTO DI INCAZZARSI… .

  89. Pingback: Luciana Littizzetto è più dannosa di Emilio Fede? – Coscienzeinrete Magazine

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